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Attualità

NO soldi per i LEP, NO PARTY

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I LEP hanno imboccato un vicolo cieco, la commissione presieduta da Sabino Cassese rinvia i lavori a settembre. I contrasti sono sorti sull’estensione dei diritti garantiti dalla costituzione e sulla necessità di eliminare le disuguaglianze tra il Nord e il Sud della penisola. Il problema non è di poco conto. I LEP, una volta varati, impongono che siano fatti investimenti nel meridione con infrastrutture e servizi pubblici correlati al bisogno di 20 milioni di cittadini. I LEP non sono a costo zero per il bilancio dello Stato, sarebbero necessari interventi finanziari per un lungo periodo che, secondo Adriano Giannola, presidente dello Svimez, ammonterebbero ad almeno 100 miliardi di euro. Fatto che non trova concorde il ministro leghista Calderoli, deciso ad approvare il regionalismo differenziato con la devoluzione delle materie previste dalla Costituzione, nonché l’assegnazione del personale e dei fondi alle regioni Veneto e Lombardia, prima ancora di definire l’impegno finanziario dei LEP. In poche parole, ad esempio: se con il regionalismo differenziato si devolvono maggiori fondi alle regioni Veneto e Lombardia per formare classi con 20 alunni, va garantito identico trattamento all’area meridionale, fatto che comporterebbe l’assunzione di altri insegnati per consentire il regolare svolgimento dell’anno scolastico. Qua casca l’asino: non ci sono i soldi per garantire a tutti i cittadini italiani uguali diritti. La banda bassotti vuole prendere tutto il banco, lasciando inalterate le disuguaglianze, ingigantite dal criterio della spesa storica, con il quale lo Stato Centrale redistribuisce le risorse finanziarie in base ai servizi pubblici capillarmente diffusi al Centro-Nord, inesistenti o obsoleti nel Sud della penisola. Il governo gira le spalle alla Questione Meridionale, non pone alcun freno alle disuguaglianze, rompe il patto costituzionale di unità e coesione territoriale non riconosce le condizioni di sottosviluppo in cui è immerso il meridione. Ora o mai più: il governo scelga la strada di riunificare il paese prima che scivoli in un baratro senza fondo.

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Auto fuori strada in pieno centro ad Ariano. Solo tanta paura per un padre e suo figlio minorenne

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I Vigili del Fuoco del Distaccamento di Grottaminarda sono intervenuti ieri, 30 Marzo, intorno alle ore 17:00 in Viale dei Tigli, ad Ariano Irpino, per il recupero di un’auto fuori dalla sede stradale.

L’incidente ha coinvolto un’auto, con a bordo un padre e suo figlio minorenne, che fortunatamente non hanno riportato alcun danno fisico, sebbene abbiano vissuto momenti di paura. I due non hanno necessitato di essere trasportati in ospedale.

Sul posto, i Vigili del Fuoco, hanno messo in sicurezza l’area. Successivamente, per il recupero del veicolo, è intervenuta un”autogru’ di una azienda privata. Presenti anche i Carabinieri, il 118 e la Polizia Municipale di Ariano Irpino, che hanno collaborato per garantire la sicurezza e la gestione della viabilità.

Fonte: Irpinianews

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Abuso edilizio e gestione illecita di rifiuti. Denunciato 77enne di Ariano

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In linea con le decisioni assunte durante l’incontro tenutosi qualche mese fa presso il “Polo Giovani” della Diocesi di Avellino, tra Prefettura, Procura e rappresentanti dell’Arma, il Comando Provinciale dei Carabinieri di Avellino ribadisce il proprio impegno nella tutela ambientale. L’attività si concretizza attraverso un costante controllo del territorio per contrastare i reati ambientali, con interventi tempestivi e coordinati volti a garantire la salvaguardia del territorio e la sicurezza della collettività.

Nello specifico questa mattina, i Carabinieri della Stazione di Ariano Irpino, a seguito di una attività di controllo inerente l’abusivismo edilizio e la corretta gestione dei rifiuti, hanno denunciato un 77enne del posto, ritenuto responsabile di violazioni in materia ambientale.

In particolare, i militari hanno accertato che l’uomo aveva realizzato, in località sismica, un capannone in lamiera grecata in ferro di circa 60 mq, dove all’interno sono stati rinvenuti rifiuti di natura meccanica ed elettrica, in assenza delle obbligatorie e necessarie autorizzazioni.

A seguito delle irregolarità riscontrate, il soggetto è stato deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Benevento, per abuso edilizio, gestione illecita di rifiuti, realizzazione di opere in località sismica senza autorizzazione e ricettazione.

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La fuga degli infermieri dal SSN

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Diminuiscono gli infermieri, molti lasciano altri vanno in pensione. I turni massacranti scoraggiano i giovani ad intraprendere la professione, vanno deserti i concorsi nel pronto soccorso mentre quelli in servizio non vogliono essere assegnati a questo reparto. Mancano tra i 20 e 27 mila infermieri necessari a riempire i posti dell’assistenza territoriale e delle case di comunità, nel 2024 la popolazione italiana era composta dal 14,4% di over 65 e si presume che nel 2050 salirà al 18,9%. Il grido di allarme è lanciato dal presidente della fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, che trae i dati dal ministero della salute: nel 2022 era in servizio 302 mila infermieri, 268 mila nel SSN la restante parte in strutture assimilabili. Tra il 2020 e 2022 hanno lasciano il lavoro 16.192 e nel solo 2022 sono andati via 6.651 un andamento che non accenna a diminuire acuito dal fatto che 78 mila infermieri nel 2022 aveva più di 55 anni altro 22% è tra l’età 50-55, senza considerare che i salari in Italia sono i più bassi d’Europa, non solo per gli infermieri ma per tutte le categorie di lavoratori.

L‘esistenza di venti Sistemi Sanitari Regionali (SSR) nel nostro Paese, ha creato grosse disomogeneità, infatti, in Italia, in media, ogni 1000 abitanti sono presenti 5,1 infermieri con grosse differenze tra le varie regioni: la Liguria ha 7,1 infermieri ogni 1000 abitanti, la Campania 3,83, quest’ultimo dato riferibile a tutte le regioni del Sud. Le proposte di Cartabellotta riguardano l’aumento dei salari, l’offerta di alloggi con costi calmierati, la possibilità di parcheggi gratis, aggiornamento costante del personale con le nuove tecnologie, la sicurezza sul posto di lavoro, la riduzione dei turni massacranti, a volte anche due notti di 12 ore consecutive che generano fenomeni di burnout. Va garantita l’incolumità degli operatori della sanità con presidi stabili delle forze dell’ordine, devono essere aperti e non chiusi nuovi reparti di pronto soccorso, al fine di evitare che i pochi funzionanti siano sovraffollati fatto che provoca ingiustificabili aggressioni verbali e fisiche nei confronti del personale (fonte giornale Avvenire del 24 marzo 2025, articolo di Vito Salinaro).

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